
Name: Marco, aka "Marco Frico"
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Web Site: http://www.vendotutto.org
Bio: Marco Frico ha iniziato ad occuparsi di informatica sin dal 1985, è stato un pioniere del web iniziando a sperimentare la realizzazione di siti web per se stesso e per altri. Si trova ora a capo della Friconet Production che opera sia nella gestione di siti web sia nella realizzazione degli stessi e dei loro contenuti.
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Cuccioli di cane gettati nel fiume
agosto 31st, 2010
Pur di apparire sul web alcune persone commettono le più atroci crudeltà.
In questo video, di una crudeltà senza limiti, si vede una ragazza in preda forse a droghe devastanti, oppure assolutamente “fuori di testa”, gettare con estrema violenza dei cuccioli nel fiume, causandone sicuramente la morte per annegamento.
Ancora non è chiaro da dove provenga il video, sembra parli una lingua dei paesi dell’est europeo. Il web si stà mobilitando per rintracciarla prima che lo faccia la polizia …………………..
E’ possibile riprodurre l’articolo citando chiaramente la fonte
HOT LINE – Simpatiche e belle ragazze ti aspettano in linea! Chiama subito!!
agosto 7th, 2010repost
Vuoi conoscere nuove ragazze e fare amicizie? Raccontaci di te e ti racconteremo di noi!
Le linee erotiche spopolano.
Ragazze ammiccanti disponibili a tutto, almeno a chiacchiere.
Voci sexy che l’immaginazione trasforma in splendide ragazze.
Ma il dubbio assale in molti, chi sta realmente conversando con me?
Possibile che con tutto quello che si spenda in chiamate, non si possa almeno vedere in faccia l’interlocutrice?
Detto fatto, express-news.it ha contattato la più grande organizzazione americana, del settore “hot phone” , che con grande disponibilità, ci ha messo in contatto con le signorine hard.
Tutte le foto che vedete sono di “vere” operatrici telefoniche, compreso il maschietto.
Delusi?
La Terra si sta dimagrendo!
agosto 2nd, 2010Repost
Il nostro pianeta si sta riducendo, dice un geologo russo. Dal momento della formazione del pianeta ad oggi il raggio medio della Terra si è ridotto di 585 km.
Vyacheslav Orlenok, professore di geologia alla Kant Russian State University di Kaliningrad, illustra i suoi dati.
Egli sostiene che 4,5 miliardi anni fa, quando la superficie della Terra aveva appena iniziato a solidificare, la pallina blu era un po ‘più grande.Il suo raggio medio era di 6.956 chilometri, e da allora si è ridotto di 585 km.
Nel corso degli eoni questo ha portato oggi alla riduzione della sua superficie, a 128 milioni di chilometri quadrati, rispetto alla superficie totale di tutti i continenti che era di circa 149 milioni di chilometri quadrati.
La contrazione è un fattore importante nei processi tettonici, come il movimento delle piattaforme continentali, dice Orlenok.
La riduzione delle dimensioni è dovuta a forze gravitazionali e la perdita di massa causata dalle radiazioni del Sole che soffiando via atomi di idrogeno da l’atmosfera terrestre, spiega lo scienziato, che ha studiato la formazione degli oceani della Terra e della crosta terrestre per oltre 30 anni.
La teoria di una terra in contrazione è contestabile, ha commentato Vladimir Shevchenko, un geologo presso l’Istituto di Fisica della Terra,intervistato dal Moskovsky Komsomolets.
“Ora è impossibile fare un calcolo esatto del raggio della Terra antica basata sulle antiche strutture”, ha detto, aggiungendo che le teorie alternative di un espansione o di una terra”pulsante” ne esistono tante altre.
Già nel 2007, i ricercatori presso l’Università di Bonn in Germania hanno riferito che il raggio della Terra è stato 2,5 millimetri più piccolo di quanto i geologi pero affermassero in precedenza. Tuttavia non è stato a causa della contrazione, ma piuttosto una tecnica più accurata di misurazione utilizzata dal team.
Ortaggi e frutti fuori dal comune Foto incredibili
luglio 19th, 2010
Anche quest’anno, giungono da tutto il mondo immagini di vegetali insolitamente grandi o dalle forme assurde, a volte veramente incredibili e sembra che il gigantismo inteso come disfunzione non sia la causa primaria.
Si tratta di coltivazioni naturali, senza l’aiuto di particolari ormoni della crescita, sono per altro esemplari “unici” che sporadicamente appaiono in mezzo ad altri frutti di dimensioni normali.
Qui di seguito ne mostriamo alcuni degni di apparire nel “guinness dei records”, come la zucca dei records italiana della quale abbiamo già dato conto in una altro articolo ed altre.
Se ti è piaciuto quest’articolo, non perdere tempo, vai a visitare la galleria Incredibile World
Il “Frico” nuova passione di Gerard Depardieu
giugno 9th, 2010
L’attore ha inserito il piatto tradizionale friulano nel menu del suo ristorante parigino.
Gerard Depardieu scopre una nuova passione: il frico, piatto a base di formaggio, vero e proprio simbolo della cucina friulana. Croccante come una crosta di pane, sottile come un’ostia, saporito come un cipster, più difficile da descrivere che da preparare, il frico ha conquistato l’attore francese per “la sua leggerezza e la sua delicatezza”. Le parole sono dello stesso Depardieau che ha inserito il frico nel menu del suo ristorante, il prestigioso ‘ La Fontaine Gaillon‘, a un passo dalla mitica piazza dell’Opera di Parigi. “E’ perfetto per la mia cucina – ha spiegato – Lo offrirò agli ospiti del mio ristorante, come piccolo antipasto, insieme alle mie bollicine, Princesse. Un piatto che voglio lasciare sulla tavola, a disposizione dei miei clienti, perché lo scoprano prima di cominciare a mangiare”.
E per celebrare l’ingresso della più radicata tradizione delle montagne friulane nell’aristocrazia della cucina francese, Depardieu ha invitato un’intera delegazione del Friuli Venezia Giulia nel suo ristorante. Insieme al suo chef, Laurent Adiot (una stella Michelin), nelle cucine del suo ristorante, ha voluto far preparare il frico da un cuoco friulano superDoc, Roberto Cozzarolo, per scoprire tutti i segreti di quella sfoglia di formaggio che ha visto cucinare in Friuli, che lo ha sedotto e che ora ha portato a Parigi.
A cominciare dal segreto ‘numero uno’, la materia prima, il Montasio, formaggio Dop (Denominazione di origine protetta) che il vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Luca Ciriani, e il presidente del Consorzio di tutela, Loris Pevere, gli hanno portato dal Friuli in aereo. Sei forme, circa 40 chili, ma l’entusiasmo dell’attore-gourmet per il frico è incredibile. “Me ne servono altre 40 forme, subito, perché – ha spiegato – questo è un piatto straordinario, piacerà ai francesi e sarà un successo perché racconta della storia, della cultura e delle tradizioni della terra da cui proviene”.
Una terra che Depardieu ha scoperto da poco e che già ama, come altre parti del Belpaese che da sempre lo affascinano. “Sogno un piccolo vigneto in Friuli – ha confermato a Ciriani – qualche filare di viti, tutte autoctone, perché nel vino voglio sentire la terra che lo produce. Nel vostro vino voglio sentire la vostra terra e presto verrò per trovare il mio piccolo vigneto in Friuli, il mio ‘buen ritiro’ in Italia, dove passare qualche ora o qualche giorno con due o tre amici, di quelli veri”.
Intanto, a Parigi, per la “prima” del frico in terra di Francia, per una cena-evento a base di piatti francesi e grandi vini friulani, Depardieu ha chiamato gli amici friulani ai quali ha riservato un’altra sorpresa: nel segreto ‘caveau’ del suo ristorante, fra bottiglie e leccornie da mille e una notte, troneggia un grande prosciutto di San Daniele, altra perla Dop dell’enogastronomia friulana.
“Depardieu – è il commento di Ciriani, sorpreso e affascinato dall’entusiasmo dell’attore gourmet per la cucina friulana – è un grande amico del Friuli Venezia Giulia: aveva promesso che avrebbe portato il frico a Parigi, è stato di parola e per noi è un grande onore presentare la nostra storia, la nostra tradizione e il nostro frico in Francia”.
ANSA
Anche quest’anno il ballo dell’estate è a luci rosse!!
maggio 26th, 2010
Il legame tra musica, ballo e sesso è sempre stato stretto. E con il passar del tempo e la caduta di tanti tabù, gli ancheggiamenti e le movenze che si rifanno all’atto sessuale sono diventate sempre più esplicite. L’ultimo passo verso la simulazione completa arriva dalla Giamaica durante pubbliche esibizioni estreme a cui difficilmente gli stranieri sono ammessi. Si chiama daggering e più che un ballo è una versione con i vestiti addosso di amplessi frenetici e orgiastici a ritmo di musica…
Rock’n’roll e sesso
Quando arrivò il rock’n’roll ci fu chi urlò allo scandalo. Per i perbenisti era intollerabile che i giovani potessero scatenarsi pubblicamente in quel modo. Oggi viene da ridere ma, negli anni cinquanta, che un uomo potesse muoversi in un “ballo tutto bacino” davanti ad una ragazza era per molti una cosa scandalosa. Fu una rivoluzione dei costumi rispetto ai balli a cui erano tutti abituati fino a quel momento, quelli dove le coppie potevano al massimo toccarsi teneramente guancia a guancia.
Il rock nacque appunto come musica per ballare (rock’n roll significa “dondola e rotola”), e per liberarsi dalle precedenti rigidità. Chi sdoganò questo genere di musica e le relative movenze del corpo fu soprattutto il grande Elvis Presley. Ma lui, il suo ciuffo e i suoi movimenti di bacino non ci sarebbero stati se, nei decenni precedenti, i neri non avessero inventano prima il blues e poi il rock, un termine che nello “slang” delle comunità afroamericane finì per essere usato in un duplice senso: per identificare il ballo senza sosta fino allo sfinimento ma anche l’atto sessuale.
Il daggering
Ora i più allusivi e promiscui balli rock sono nulla se paragonati a quello che succede in Giamaica in alcuni ritrovi di Dance hall, un sottogenere del reggae, la musica giamaicana per eccellenza, resa celebre al di fuori dei confini dell’isola da Bob Marley, qualche decennio fa. La Dance Hall nacque nel 1979 come parente povera del reggae, con uno stile più essenziale e tematiche più leggere rispetto a quelle politiche e religiose delle canzoni dei principali cantanti reggae. Oggi è molto cambiata e si è contaminata con altri generi musicali che l’hanno resa ancor più frenetica e per certi versi ossessiva e ripetitiva, ma resta la musica più popolare in Giamaica.
Uno dei modi caratteristici che gli abitanti hanno di ascoltarla è quello di ritrovarsi all’aperto per balli collettivi in una sorta di discoteca di strada. Qui, in alcune occasioni, può capitare che i giovani si lascino andare a performances che fanno pensare che a quelle latitudini esista un senso del pudore molto diverso dal nostro. Il termine daggering con cui vengono identificate le esibizioni non lascia dubbi: “dagga” è una storpiatura del vero to dagger che significa “infilzare-infilare”.
Le donne si dimenano muovendo freneticamente bacino, fianchi e sedere, provocando gli uomini attorno che ad un certo punto diventano parte attiva: a ripetizione inscenano balli che sono in realtà simulazioni precise di diverse posizioni sessuali, cadenzate però dal ritmo della musica e da un’atmosfera che rende tutto più “selvaggio” e animalesco. I video di daggering, facilmente rintracciabili su youtube (ovviamente nella sezione per soli adulti perché i contenuti vengono considerati “espliciti” anche se non contengono alcuna nudità), sembrano filmati a metà strada tra film porno senza l’esibizione di organi sessuali e una rappresentazione di quello che molte specie animali fanno regolarmente: la femmina si muove per attirare i maschi e questi se la contendono e magari la possiedono a turno.
Quello qui sopra è uno dei più famosi e documentati video che mostra un ballo di strada in cui una parte dei giovani fanno in realtà daggering. I giamaicani non sono molto tolleranti e considerano questi episodi alla stregua dei nostri rave illegali. Questo filmato ha fatto scandalo: pare che alcune delle ragazze riprese “senza freni” siano minorenni. In genere il commento, anche di chi ama la Dance hall, è che le ragazze siano libere di fare quel che vogliono del loro corpo, ma che certe esibizioni siano tristi e dimostrino una bassa autostima verso se stesse, visto che si prestano ad un gioco (anche un po’ violento) come oggetto dei maschi.
E tra i critici c’è chi si augura che i maschi vengano puniti dalla tanto temuta “frattura del pene”. Sulla stampa locale sono apparse più volte notizie che parlano di danni agli organi sessuali di giovani che avevano ecceduto nelle loro performances. A prima vista sembrerebbero le solite leggende urbane, ma guardando i video e la foga degli “impatti” spesso volanti, viene da pensare che forse alcune di queste notizie siano vere…
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Lo Yeti esiste, e lo troveranno! Facciamo il punto
maggio 25th, 2010Repost
Il nome Yeti significa pressappoco “la roccia animale” (in Sherpa: “Yah’”, roccia e “thi”, animale). Lo Ye ren, è stato avvistato più volte in un’ampia zona che va dallo Yunnan occidentale, fino allo Hubei.
Facciamo il punto con una serie di articoli e foto reperiti su web:
Lo Yeti non è una leggenda, esiste davvero. Lo affermano sette alpinisti del sol levante, decisi una volta per tutte a sfatare “questo mito” e tornare a casa con l’ambita scoperta, con la certezza dell’esistenza dello Yeti. Il gruppo di sette alpinisti è partita il 10 agosto verso il Nepal, sul monte Dhaulagiri, il settimo al mondo per altezza e durerà due settimane. Il team, guidato dal criptozoologo dilettante Yoshiteru Takahashi, è sinceramente convinto di trovare l’abominevole uomo delle nevi. Quella di Takahashi per lo Yeti è una vera e propria ossessione, già nel 1994 aveva cercato l’incredibile creatura di cui dichiarò di aver trovato le impronte. Nonostante le numerose pressioni, l’autorità scientifica ha negato le sovvenzioni alla spedizione, ma i sette intrepidi alpinisti, non si sono persi d’animo e sono partiti alla ricerca dello Yeti.
Tre britannici affermano di aver trovato la prova dell’esistenza dello Yeti in una giungla remota. Il trio avrebbe rinvenuto un’orma simile a quella di un essere umano ma di dimensioni gigantesche. Secondo un esperto tale orma apparterrebbe ad un animale peloso simile alla scimmia ma in grado di muoversi come un essere umano. Del tutto simile al leggendario Yeti. I tre amici avrebbero rinvenuto questa “zampata” in una foresta tropicale indonesiana sull’isola di Sumatra.
Lo Yeti ci lascia lo zampone
Esploratore russo sulle tracce dell’abominevole uomo delle nevi dopo aver ritrovato un grosso piedone con tanto di artigli. Apparterrebbe, effettivamente, a un animale sconosciuto
Caccia allo Yeti in Russia, sulle montagne dell’Altai, dopo il ritrovamento su un ghiacciaio di una enorme gamba pelosa con artigli. Un arto che non risulta essere di alcun animale conosciuto, vivente o scomparso. E ha quindi fatto pensare allo Yeti, l’Abominevole uomo delle nevi che è tradizionalmente ritenuto un abitante della Siberia. A trovare l’arto è stato l’esploratore e scalatore russo Serghiei Semionov, biologo di formazione, insieme ad alcune costole e frammenti del bacino.
La scoperta a 3000 metri, sulle alture dell’Altai – Siberia, trovata la gamba dello Yeti. L’arto risale a migliaia di anni fa e non appartiene né a un uomo né a un animale conosciuto. Il piede ha gli artigli
MOSCA – C’è chi giura di averlo visto. Chi di averlo ripreso mentre si inoltrava nel bosco. Quasi tutti lo abbiamo immaginato almeno una volta nella vita: grande e grosso, peloso e dall’aspetto a metà strada fra quello di un uomo e di uno scimpanzé. Parliamo dello Yeti o, se preferite, dell’«Abominevole uomo delle nevi». Stavolta per dire che forse c’è finalmente uno straccio di prova della sua esistenza. Una gamba misteriosa che risale a migliaia di anni fa e non appartenente né a un uomo né a un animale conosciuto è stata trovata sulle montagne siberiane dell’Altai e gli scenziati non eslcudono che possa appartenere proprio a lui, all’Abominevole e misterioso uomo delle Nevi.
IL RITROVAMENTO – Il ritrovamento, riferito dalla stampa locale e confermato dall’Istituto di anatomo-patologia veterinaria di Barnaul, è avvenuto a circa 3.000 metri di altezza in un ghiacciaio e gli scienziati, dopo esami a Raggi X hanno determinato che l’essere, il cui piede è di grandezza pari ad un 39 di scarpa, era adulto, e camminava eretto su due gambe.
L’arto ritrovato non corrisponderebbe d’altra parte a nessun animale noto vivente o scomparso. Né potrebbe appartenere ad un uomo perché le caratteristiche fisiche non hanno niente di umano: le dita del piede hanno gli artigli, assomigliano a quelle dei primati e il pollice ha tre falangi invece di due. Inoltre sia il piede che la gamba sono ricoperti da un fitto pelo rossiccio.
Yeti, scienziati inglesi al lavoro sui peli di uno spirito. Il parere di Stefano Beggiora, studioso di tradizioni tribali himalayane.
Yeti, tra realtà e leggenda
Da decenni, la letteratura di viaggio racconta di avvistamenti inspiegabili avvenuti nel cuore di giungle, o in alta quota, vicino a grossi ghiacciai. Uomini scimmia di enormi dimensioni, feroci e avvolti da una fitta pelliccia, accusati di rapimenti, distruzioni e di insidiare gli abitanti di sperduti villaggi, per poi sparire senza lasciare traccia. Un clichè appassionante, arcinoto in occidente e riproposto con sorprendente somiglianza nei racconti di testimoni oculari, non importa se provenienti da Canada, Indonesia o area Himalayana, che tuttavia è sempre sfumato nel mito per mancanza di prove scientificamente attendibili. A quanto pare però, in questi giorni la leggenda dello Yeti potrebbe subire una svolta decisiva, e dare ragione a quanti sostengono che l’abominevole uomo delle nevi esista davvero. È il caso di Dipu Marak, cittadino indiano che di recente ha messo a disposizione della scienza due preziosi campioni di peli appartenenti ad una creatura per ora sconosciuta. In molti sostengono siano i capelli dello Yeti, o forse è meglio chiamarlo Mande Barung “uomo della foresta”, termine usato dalle tribù Garo del Meghalaya per identificare la creatura, avvistata più volte in questo remoto distretto montuoso dell’India nord orientale. Il ritrovamento sarebbe avvenuto 5 anni fa ad opera dello stesso Marak, giunto a perlustrare un fitto bosco di rovi dove il Mande Barung era stato notato per 3 giorni consecutivi.
Gli esami in laboratorio
In una prima fase, sono stati effettuati test comparativi al microscopio per cercare di capire se i peli appartenessero a qualche specie animale della zona, ma l’esito è stato negativo. Di sicuro non si tratta di orso nero asiatico, di cinghiale o di macachi. Per questo, nei giorni scorsi i preziosi reperti sono stati portati presso la Oxford Brookes University in Inghilterra, dove un’equipe di esperti della facoltà di antropologia effettuerà esami più approfonditi sul dna. Per ora, l’unica notizia resa nota è che i due peli, lunghi 44 e 32 millimetri, hanno la stessa cuticola dei capelli raccolti mezzo secolo fa da Sir Edmund Hilary (autore assieme allo sherpa Norgay della prima scalata al Monte Everst), appartenenti ad una specie animale sconosciuta e conservati al Museo di Storia Naturale di Londra.
Lo Yeti nelle tradizioni himalayane
Al momento non è possibile sapere se dai prossimi test gli studiosi sveleranno il mistero dell’uomo della foresta. Non stupirebbe se i due peli fossero classificati e archiviati con l’etichetta “sconosciuto”. Tuttavia, l’ostinazione con cui spesso l’Occidente ha cercato di dare concretezza fisica ad un fenomeno altrimenti “inspiegabile”, ha inevitabilmente messo in secondo piano le tradizioni locali di origine tribale, dalla cui analisi si potrebbe apprendere qualcosa di più sullo Yeti.
Primate da record
King Kong viveva a contatto con l’uomo
Provata da fossili ritrovati in Cina l’esistenza dello scimmione.
Era alto 3,5 metri e pesava 550 chili e coabitava con essere umani
King Kong sta impazzando nelle sale cinematografiche di tutto il mondo ma non sarebbe frutto della fantasia dell’uomo: infatti è esistito davvero sino a 100.000 anni fa. Era un «mostro» che misurava circa tre metri e mezzo in altezza e pesava fino a 550 chilogrammi: secondo Jack Rink della McMaster University di Hamilton, (Canada), la gigantesca scimmia antropomorfa avrebbe coabitato a lungo con i primi esseri umani moderni. Grazie a particolari tecniche di indagine, che hanno compreso, tra l’altro, la risonanza di spin elettronico, lo studioso ha determinato che Gigantopithecus blackii, questo il nome della scimmia, considerato il più grande primate mai vissuto sulla Terra, visse nel sud-est asiatico per quasi un milione di anni prima di estinguersi intorno a 100.000 anni fa. La scoperta di Gigantopithecus risale a un’ottantina di anni fa quando, in una farmacia di Hong Kong, il paleoantropologo tedesco Ralph von Koenigswald osservò un grande dente molare che non apparteneva a nessuna specie sino allora identificata. La medicina tradizionale cinese utilizza i fossili, chiamati pomposamente «denti di drago», come ingredienti di pozioni curative per lenire patologie varie, dall’artrosi all’impotenza sessuale. Nei successivi quattro anni rinvenne altri tre denti di dimensioni gigantesche che costituivano la prova dell’esistenza di una grande scimmia estinta. Il nome scientifico del genere, Gigantopithecus, significa appunto grande primate, mentre blackii è un nome assegnato in onore di Davidson Blach, amico e collega dello scienziato tedesco.
■ I «grandi del passato»
Successivamente di King Kong sono stati trovati innumerevoli reperti: quasi un migliaio di denti e alcune mascelle che hanno consentito di definire la «carta di identità» di questo incredibile animale. Un’altezza di circa tre metri, un peso di 500 chili (per i maschi), una dieta vegetariana, con una predilezione, come per i panda, per i bambù. Grazie alle precise misurazioni di Rink, è stato aggiunto ora uno tra i principali tasselli, ancora mancanti, del puzzle Gigantopithecus. Ossia quando visse e si estinse questo animale. «È un primate — sottolinea il ricercatore — che ha coesistito con gli esseri umani, proprio quando questi stavano vivendo un grosso cambiamento evoluzionistico. La provincia di Guangxi, nel sud della Cina, dove sono stati rinvenuti i fossili di Gigantopithecus, è la stessa regione in cui alcuni antropologi ritengono che si sia originata la moderna razza umana ». Gigantopithecus potrebbe essere anche la fonte delle leggende sullo Yeti, l’abominevole uomo delle nevi, e sul Big Foot, il suo corrispondente (o quasi) americano. In fondo, sostengono alcuni studiosi, l’Himalaia, patria dello Yeti, è relativamente vicina all’area in cui viveva il gigantesco primate, mentre attraverso lo Stretto di Bering, durante le ere glaciali, questo animale avrebbe potuto migrare nel continente americano.
«Sono ipotesi certamente affascinanti — sottolinea ancora Rink — ma penso che molto difficilmente possano trovare riscontro nella realtà, sia per ragioni climatiche che per lo stretto regime alimentare di Gigantopithecus ». Sulle cause della sua estinzione, gli esperti avanzano tre ipotesi. La prima riguarda la sua presunta competizione alimentare per il bambù con gli antenati del panda gigante, la seconda l’assenza del bambù stesso. La terza, la presenza sempre più invasiva dell’uomo. La scomparsa di King Kong, avvenuta appunto in circostanze ancora da chiarire, precorse quella di molte specie di mammiferi di grandi dimensioni, come mammut, rinoceronti lanosi, canguri, bradipi, lemuri, ornitorinchi e uccelli tutti di dimensioni giganti, estinti nel Pleistocene superiore. Diversi fattori quali modificazioni ambientali, climatiche possono avere contribuito all’estinzione di questa megafauna. Esistono però forti sospetti, e in alcuni casi addirittura prove certe, dello «zampino» dell’uomo in questa parte della storia naturale del pianeta.
L’uomo selvaggio cinese, Ye Ren (野人) CinaOggi
28 luglio 2007 – In Cina, da anni ormai, ogni tanto si torna a parlare dell’Uomo Selvaggio cinese (Ye ren), una variante del più celebre Yeti (o bigfoot sasquatch nella versione Nord Americana), abitante anch’esso della Terra di Mezzo, ma meno propenso alle altitudini dell’Himalaya.
Una action figure dello Yeren
L’uomo selvaggio cinese, una creatura semi mitica, alta secondo l’ultimo avvistamento 5 piedi e 5 pollici (poco più di un metro e sessanta centimetri), dalla pelle grigiastra e dalle braccia storte, più recentemente (2003) è stato visto mentre attraversava una strada a Shennongjia, una famosa riserva naturale nella contea di Fangxian nello Hubei, a circa 1200 chilometri a sud ovest di Pechino.
La meravigliosa riserva naturale di Shennongjia
Si dice che l’habitat dell’uomo selvaggio cinese sia quello delle alture ricoperte da fitte foreste dello Hubei. Shennongjia è difatti una zona piuttosto particolare in Cina, popolata da una quantità di animali selvatici dal pelo bianco (scimmie, orsi, cervi, ratti e serpenti per citarne alcuni) e viene anche chiamata il “tetto della Cina centrale”.
Il China Daily riferisce che le sei persone che hanno avuto la fortuna di vederlo viaggiavano in auto. L’avvistamento è stato preso sul serio dalle autorità locali, che hanno organizzato una spedizione alla ricerca di tracce lasciate da questo simil Yeti.
Uno dei testimoni, Shang Zhengmin, un reporter locale, ha affermato di avere visto la bestia quando hanno voltato per un tornante della montagna. La creatura, dalle sembianze simil scimmiesche, si muoveva piuttosto velocemente sulla strada, e quando il veicolo aveva effettuato completamente la svolta, era già scomparsa nel fitto della vegetazione. I passeggeri una volta scesi dal veicolo trovarono numerose impronte grandi una trentina di centimetri, numerosi rami recentemente spezzati e una grande macchia che puzzava di urina.
In realtà sono innumerevoli le testimonianze di avvistamenti dell’Uomo Selvaggio nella zona e la Cina ha organizzato numerose spedizioni negli anni ’80 e ’90 alla ricerca di questa creatura, ma tutte senza alcun esito accettabile.
una foto segnaletica dello Yeren … segni particolari: un’inquietante somiglianza con Chewbacca di Star Wars.
Molti anni addietro, la stampa di stato cinese aveva rilasciato la notizia che nella zona erano stati rinvenuti numerosi denti fossilizzati di scimmie giganti, e qualcuno aveva suggerito l’ipotesi che si trattasse proprio degli antenati dell’Uomo Selvaggio attuale.
Dal 1976 sono state organizzate quattro spedizioni scientifiche ufficiali nella zona alla ricerca di prove dell’esistenza di questo leggendario animale. Le prove più consistenti dell’esistenza dello Yeti della mainland, sono comunque i continui avvistamenti dei locali, le impronte, i peli e residui di escrementi.
Secondo le descrizioni rilasciate dai testimoni, l’altezza dell’Uomo Selvaggio varia dal metro e sessantacinque a ben oltre i due metri, è ricoperto da peli rossastri, dalle sembianze umane, privo di coda, capace di ridere e piangere, non intimorito dal fuoco. Si nutrirebbe di frutta e piccoli animali, sebbene sia stato accusato di rubare maialini e pannocchie dai campi dei contadini locali.
Un aneddoto risalente agli anni ’40, racconta che un gruppo di cacciatori un giorno uccisero a colpi di arma da fuoco un Uomo Selvaggio, lo cucinarono e trovarono il sapore delle sue carni orrendo.
Nella cultura popolare cinese e non, compare ripetutamente in testi di medicina tradizionale, in leggende, in raccolte sulla flora e sulla fauna di numerose regioni cinesi. E’ stato oggetto di ricerche più o meno scientifiche che hanno cinvolto membri del partito e dell’Esercito Popolare di Liberazione. In innumerevoli film di serie B e fumetti di Hong Kong lo Yeren ha combattuto i maestri d’armi cinesi (ricordate uno dei mostri che comparivano in “Grosso Guaio a Chinatown” di John Carpenter?). Viene utilizzato anche come termine dispregiativo per designare una persona con i capelli lunghi o trasandata.
Un’ultima curiosità: al giorno d’oggi Shennongjia è minacciata dall’invasione delle orde turisti a caccia dello Yeren.
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Viaggio nel permafrost con un documento fotografico eccezionale
maggio 25th, 2010
Il permafrost, o permagelo, è un fenomeno che consiste nel perenne congelamento del terreno e si indica, perciò, con questo termine, un territorio ove il suolo è perennemente ghiacciato. Convenzionalmente con questo termine si indica un terreno ghiacciato da almeno 2 anni, ma si tratta di una definizione puramente arbitraria.
Il permafrost è presente primariamente nelle regioni artiche, ma anche in alta montagna (nelle Alpi a partire da quote di circa 2.600 m s.l.m, a dipendenza dell’esposizione). È valutato che le superfici con permafrost ricoprano il 20% delle terre emerse, di cui ben il 25% dell’emisfero settentrionale. Il permafrost può raggiungere la profondità di 1.500 metri nel nord della Siberia e di alcune centinaia di metri in Alaska e Canada.
Normalmente è caratterizzato da uno strato attivo superficiale, che si estende in profondità da pochi centimetri a diversi metri, e da uno strato più profondo sempre ghiacciato. Lo strato superficiale è sensibile ai cambiamenti climatici stagionali, arrivando a scongelarsi in parte durante il periodo estivo per poi ricongelare d’inverno, mentre quello profondo non si è più scongelato dal tempo dell’ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa, costituendo quindi un prodotto della glaciazione conservatosi fino ai nostri giorni.
Intrappolato al disotto del permafrost, che funge da copertura impermeabile si trova gas metano, accumulatosi al di sotto nel corso dei millenni. Ad oggi questi giacimenti metaniferi sono naturalmente sigillati verso l’alto dalle vaste estensioni impermeabili ai gas dei terreni congelati. Nelle regioni boreali si teme, come conseguenza dello scioglimento del permafrost, la liberazione e quindi lo sprigionamento di grandi quantità di metano nell’atmosfera terrestre, aggiungendosi agli altri gas che favoriscono l’effetto serra contribuendo al riscaldamento globale.
Sul medio periodo, nei prossimi 30-50 anni, si teme che le acque di fusione del permafrost possano contribuire in modo significativo a “raffreddare” i mari artici e ad abbassarne la salinità, ponendo a rischio l’esistenza della corrente del golfo che funge da “regolatore termico” su scala globale. È scientificamente dimostrato che questo tipo di evento si è già verificato nel passato, scatenando reazioni climatiche anomale. È frequente soprattutto nei due poli dove il clima gelido permette lo sviluppo del permafrost.
In alta montagna lo scioglimento del permafrost può innescare frane e colate detritiche. Nell’ultimo periodo è stata rivelata la presenza di permafrost su Marte, precisamente sul suo polo ove si spera di trovare acqua, e quindi organismi extraterrestri.
In varie parti del mondo, dalle grandi pianure canadesi e siberiane, alle alte vette dei monti, si sta sciogliendo il permafrost. Il processo, innescato dal surriscaldamento globale, sta provocando frane e valanghe nei pendii dei monti e perdita di stabilità anche nei terreni pianeggianti dove sono stati realizzati grandi impianti di produzione dell’ energia, industrie ad alto rischio, oleodotti e gasdotti.
«Il permafrost è uno strato di terreno permanentemente impregnato di acqua ghiacciata, quindi a temperature sotto lo zero, che può avere vario spessore: da decine a centinaia di metri – spiega il professor Annibale Mottana, geologo e presidente dell’ Inrm -.
In Siberia, nelle regioni in cui sono stati rinvenuti i mammut congelati, il permafrost può arrivare fino a 1.500 metri di profondità. Nelle Alpi, sopra i 2.500 metri di quota, il permafrost, rimasto intatto fin dall’ ultima glaciazione, ha uno spessore medio di cento metri».
PROCESSO A VALANGA – Il permafrost non è come una copertura di ghiaccio che, se si scioglie lentamente, si trasforma in un corso d’ acqua più o meno impetuoso che scende a valle. La sua fluidificazione fa perdere consistenza e stabilità ai terreni.
Quelli di pianura collassano, quelli di montagna precipitano giù innescando un processo a valanga che può coinvolgere decine di milioni di tonnellate di terra e di roccia.
«Allo scioglimento dei ghiacci, all’ innalzamento dei mari e allo sconvolgimento climatico, bisogna aggiungere anche questa altra calamità che, finora, non era stata adeguatamente valutata – osserva il professor Mottana -. Sono a rischio intere regioni non solo in Alaska, Russia e Canada cioè nei territori nordici del permafrost classico, ma anche nelle nostre Alpi».
RISCHIO COLLASSO – La temperatura media attuale del permafrost alpino oscilla tra i -2 e i -3 gradi centigradi, con un aumento accertato tra 0,5 e 1 grado negli ultimi quindici anni.
«Non ci vorrà molto a portare a completo scioglimento intere porzioni di permafrost, col rischio di collasso per interi versanti», aggiunge il professor Francesco Dramis, dell’ Università di Roma Tre, che attribuisce allo scioglimento sotterraneo del permafrost una delle cause scatenanti della colossale frana della Val di Pola che nel 1987 causò la morte di ventisette persone.
Alcune aree italiane da tenere sotto stretto controllo per l’ abbondante presenza di permafrost sono: l’ Arco alpino fra l’ Austria e la Svizzera, il monte Masuccio in Valtellina, lo Stelvio, il Trentino Alto Adige e, sugli Appennini, anche la Maiella e il Gran Sasso.
È possibile ridurre i rischi per le popolazioni montane ? «Una recente conferenza internazionale che si è tenuta a Roma ha indicato una via precisa per la riduzione del rischio – risponde il professor Mottana -.
È necessario intensificare gli sforzi per monitorare il permafrost montano, misurandone temperatura e profondità nelle zone ritenute ad alto rischio, che sono da identificare attraverso mappature geofisiche e geomorfologiche.
Infine si possono elaborare modelli per riprodurre in laboratorio le condizioni di instabilità dei versanti esposti alla fusione e alla degradazione dei terreni gelati, in modo da arrivare a una previsione dei rischi potenziali».
Anche per le smisurate pianure siberiane e canadesi suona l’ allarme, sottolinea il professor Frederick Nelson del Centro ricerche climatiche del Delaware, a causa della presenza di impianti nucleari e metanodotti fra le regioni più a rischio: Barrow in Alaska; Inuvik in Canada; Yakutsk, Norilsk e Vorkuta in Siberia; Bilibino nella Russia Orientale.
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Per le immagini del permafrost siberiano si ringrazia il sito : http://www.englishrussia.com/
Li Ching-yun, l’uomo-mito che visse 256 anni
maggio 23rd, 2010
Li Ching-yun o Li Ching-yuen (cinese tradizionale: 李清雲; pinyin: Lǐ Qīngyún; …– Kai Xian, 5 maggio 1933) è stato un artista marziale, tattico ed erborista cinese.
L’uomo è noto per aver dato vita a uno dei più clamorosi miti di longevità umana. Secondo il mito taoista sarebbe infatti vissuto 256 anni, ed egli stesso affermava la data di nascita pure remota del 1736, che gli avrebbe attribuito in ogni caso un’età di quasi due secoli (197 anni) alla morte.
Secondo la leggenda Li Ching-yun nacque nel 1736 a Qi Jiang Xian, nella provincia di Sichuan. Vagò per cent’anni sui monti della Cina, raccogliendo erbe medicinali, approfondendo la conoscenza dei segreti di lunga vita, e vivendo di erbe e di vino di riso. Si narra che a settantun anni si sia recato a Kai Xian per entrare nell’esercito cinese con il ruolo di tattico e insegnante di arti marziali. Negli ultimi anni di vita il maestro Li sarebbe vissuto, secondo alcuni, con la sua ventiquattresima moglie, una donna di sessant’anni. Altra tradizione gli attribuisce quattordici matrimoni e afferma che nel 1928 aveva almeno 180 discendenti in vita distribuiti su undici generazioni. Il generale Yang Sen, affascinato dal persistente vigore dell’uomo, lo invitò nella propria dimora a Wan Xian nel 1927, e qui fu presa la sua fotografia.
La storia di Li apparve, con il suo necrologio, sul New York Times del 6 maggio 1933 e su TIME qualche giorno dopo. Le persone della sua terra d’origine dichiaravano di possederne il ricordo fin dalla loro infanzia, e testimoniavano che nel frattempo non era molto invecchiato. Altri riferivano che era stato amico dei loro nonni. Dopo la sua morte, i cinesi ne indagarono il passato, e un rapporto fu steso dallo stesso Yang Sen. Anche il professor Wu Chung-chien si mise sulle sue tracce, scoprendo una data di nascita apparentemente ancor più remota (1677), se era vero che nel 1827 il governo imperiale aveva rivolto al maestro Li i propri auguri per il 150º compleanno. D’aspetto, egli non appariva molto diverso da un uomo di sessant’anni.
Per rendere meglio l’idea dell’incredibile longevità affermata da Li Ching-yun, si può considerare che se Isaac Newton fosse vissuto così a lungo avrebbe potuto insegnare ad Albert Einstein. La confusa documentazione demografica cinese del XVII secolo non consente alcuna verifica delle sue affermazioni, ma anche indipendentemente da ciò il caso non può che essere annoverato fra le pure leggende. L’età di 256 anni è addirittura oltre il doppio della massima longevità umana accertata (Jeanne Calment, 122 anni e 164 giorni), e non la si ritiene raggiungibile umanamente; il mito di Li Ching-yun sembra piuttosto avere sfondo religioso e originare dalla convinzione che sia possibile prolungare l’esistenza adottando una certa filosofia di vita.
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Dalle tette più grandi del mondo alla mucca più alta
maggio 20th, 2010Repost
Questa Signorina detiene il record delle tette più grandi del mondo.
Questa è invece la più lunga coda di autobus al mondo erano 500.
La bolla di sapone più grande.
Il maggior numero di cannucce contemporaneamente in bocca.
I capelli più lunghi al mondo e continuano a crescere.
La donna con le gambe piu lunghe con l’uomo piu piccolo.
La più lunga parata di ragazze in bikini.
Il maggior numero di persone intente a farsi dei massaggini.
Record di magliette indossate contemporaneamente, 155.
Ma ci sono anche bambini, adulti, ortaggi e tanto altro ancora …………
Espansione del globo terrestre
maggio 4th, 2010Dopo le immagini di ieri sera a Vojager, in molti ci avete chiesto maggiori info sull’argomento, riproponiamo per tanto l’articolo che avevamo già pubblicato in data 22/02/2010

La Terra prima o poi aumenterà fino a diventare grande come Nettuno !!
Da una analisi iniziale di corrugamenti sottomarini, il sito in questione trae materiale empirico/evidente per stabilire che la terra, ai tempi della Pangea, era più piccola di adesso e priva di oceani.
Una curiosa deduzione che ne segue (supportata anche da un libro di tal Hurrell) è che i dinosauri potevano crescere molto grandi proprio perché la gravità era minore, a causa di una terra più piccola.
I mari sarebbero stati piccoli e bassi, impossibili di certo immensi come la sedicente Panthalassa di Wegener , i cui fondali dovrebbero essere stati quelli attuali per essere di tal larghezza nel permiano, e invece come si sa cresciuti di recente per la odierna geologia. Mari piccoli, in sostanza, “epicontinentali”.
http://www.expanding-earth.org/page_13.htm , sufficienti per far nascere la vita ma indicativi di una terra non più grande, all’epoca, di un Marte.
Curiosa la sub-teoria del riscaldamento degli oceani e della terra sotto le zone interessate dal Nino a causa della linea vulcanica di accrescimento degli oceani (sempre a pagina 13): sarà plausibile ? Dice qui che potrebbe essere una direzione da non prendere sotto gamba.
Pazzesca la perfetta circolarità del Circolo Polare Artico: http://www.expanding-earth.org/page_10.htm
…quale meteorite può avere creato tutto questo ?
Qui dice che avrebbe potuto inclinare l’asse terrestre dei 23 gradi e tot !
La prova definitiva
Studi di geologia oceanica e la distribuzione di flora e fauna antiche indicano che il nostro pianeta, nel corso della sua lunga storia, si è espanso
di James Maxlow © 2001 – Tratto da Nexus 36 gen-feb 2002
DATI MODERNI QUANTIFICANO L’ESPANSIONE DELLA TERRA
Dalla mia introduzione alla Tettonica di Espansione Globale, apparsa su NEXUS nr. 33, dovrebbe risultare chiaro che gli studi presentati, basati su modello, relativi all’espansione della Terra dai 200 milioni di anni fa del Thassico sino ad oggi, rappresentano soltanto il 4% della storia nota del pianeta, un 4% che è sottolineato dallo sviluppo e dalla diffusione dì tutti gli attuali bacini oceanici estesisi dalla Terra Pangeana sino a circa il 50% del raggio attuale. Ciò che bisognerebbe desumere è che l’espansione della Terra si è verificata attivamente anche attraverso i restanti 4.300 milioni di anni, ovvero il 96% della storia terrestre.
Tale comprensione viene scarsamente capita e generalmente trascurata dai più. Il 96% della storia di espansione terrestre che va dall’ Archeano al Triassico è costituito da estensioni crostali continentali assai controverse e, per quanto ne so, esso in precedenza non è mai stato esaminato o considerato da una prospettiva di espansione; la questione è controversa perché pochi comprendono la flessibilità dei nostri continenti nell’arco di tempo di 4.300 milioni di anni implicato ed i più sono tuttora convinti che i continenti, nel corso del tempo, abbiano mantenuto un’area superficiale costante, con nuova Crosta aggiuntasi ai margini in virtù dell’aumento di detriti oceanici.
Mentre la chiave di lettura dell’espansione della Terra è rappresentata dallo sviluppo degli oceani dal periodo Triassico sino ad oggi, per quantificarla dobbiamo utilizzare i dati geologici e geofisici preservati nel 100% della storia terrestre dall’Archeano ai giorni nostri. Questi dati moderni vengono raccolti regolarmente; tuttavia, vengono applicati unicamente alla tettonica a placche senza considerare teorie alternative quali l’espansione della Terra. Tutti questi nuovi dati forniscono un mezzo per quantificare l’espansione della Terra e, in virtù della vostra disponibilità ad accettare il cambiamento, danno la prova definitiva ditale concetto.
MODELLI DI TERRA IN ESPANSIONE
continua
Oggetti fuori tempo: Rompicapo cinese/svizzero è mistero!
maggio 3rd, 2010
Il Britannico Daily Mail dà notizia della scoperta da parte di un’equipe di archeologi di un orologio svizzero in una tomba cinese di epoca Ming (1368-1644). Il ritrovamento, in uno scavo in corso nello Shangsi, nel sud della Cina, pone diversi interrogativi in quanto l’orologio, montato in un anello, non dovrebbe avere più di cent’anni. Trovato sigillato all’interno di un grumo di argilla, è fermo alle 10.06 e ha la parola “Swiss” incisa sul retro della cassa. Gli scienziati si dichiarano convinti che la tomba fosse rimasta perfettamente indisturbata dal momento dei funerali del suo occupante, circa quattrocento anni fa. La fondazione della Svizzera moderna risale al 1815.
L’altruismo non è soltanto umano. Anche le scimmie ‘si scambiano favori’
febbraio 24th, 2010
Una ricerca del Cnr, condotta sull’attività di ‘pulizia del pelo’, dimostra che tra i primati si attivano anche comportamenti di mutuo soccorso e scambio di favori. Lo scienziato: “Non sono soltanto gli uomini ad aiutarsi tra di loro”
Chi li ama l’aveva già intuito. Ora arriva anche la conferma scientifica: gli animali sono altruisti. Se infatti fino a oggi nella biologia evolutiva si pensava che questo atteggiamento fosse possibile solo tra soggetti ‘imparentati’ e al fine di favorire la diffusione del patrimonio genetico attraverso la riproduzione, una ricerca condotta sull’attività di ‘grooming’, cioè la pulizia reciproca del pelo, dimostra che i primati attivano anche comportamenti di altruismo reciproco e di mutuo soccorso, anche senza relazioni di parentela. Un sistema di scambio d’aiuto che finora si credeva pressoché esclusivo dell’uomo.
Nello studio, pubblicato su ‘Ecology Letters’, Gabriele Schino, associato all’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr) di Roma, e Filippo Aureli della Liverpool John Moores University (Gb) hanno applicato tecniche statistiche di metanalisi ai dati provenienti da 25 gruppi sociali di scimmie appartenenti a 14 specie diverse, dai macachi ai cebi, fino agli scimpanzè. “Combinando dati di studi precedenti, relativi a circa 250 soggetti – spiega Schino – abbiamo constatato che i primati hanno una maggiore propensione al grooming verso chi li aveva precedentemente ‘governati’, indipendentemente dal grado di parentela. Tale reciprocità spiega circa il 20% della variabilità nella distribuzione di tale comportamento, mentre la parentela ne rappresenta solo il 3%. Sembra quindi che la reciprocità abbia un ruolo nella costruzione dei comportamenti altruistici maggiore di quanto si creda e che l’uomo non sia affatto l’unica specie in grado di ricambiare i favori ricevuti”.
L’altruismo reciproco viene definito dagli esperti come la capacità di pianificare le proprie azioni a lungo termine sulla base del concetto ‘io faccio un favore a te perché tu poi faccia un favore a me’, e anche di ‘tenere i conti’ dei favori fatti e ricevuti. “E poiché si tratta di abilità complesse – prosegue Schino – si è sempre ritenuto che nei primati questo tipo di comportamento fosse impossibile. La nostra ricerca suggerisce che l’altruismo reciproco nei primati può invece basarsi su un sistema cognitivamente più semplice. Si può ipotizzare che dipenda da un sistema di ‘conteggio’ delle emozioni positive associate alla ricezione di un favore. Questi risultati avranno anche importanti implicazioni per la comprensione del comportamento umano: non possiamo più dirci certi che la reciprocità umana sia sempre frutto di attività cognitive superiori, come la pianificazione, perché potrebbe anch’essa basarsi su un sistema emozionale assai più semplice”, conclude l’esperto.
ADN
Condannato per stupro per un massaggio ai piedi
febbraio 24th, 2010
Il massaggio plantare costituisce condotta penalmente rilevante e ha la stessa valenza di uno stupro se fatto dapprima con le mani e poi col pene al solo fine di soddisfare gli istinti dell’agente. Tanto più se compiuto su una ragazza non ancora maggiorenne.
Il fatto
La Cassazione, con la pronuncia n. 7122, non lascia nessun alibi ad un ventiseienne romano che, in trasferta in una spiaggia palermitana si era avvicinato a una ragazza minorenne sdraiata a prendere il sole insieme a un’amica offrendole un massaggio e, sordo al rifiuto di lei, aveva iniziato a toccarle i piedi prima con le mani e poi con il pene.
Il 26 enne, indagato, era stato arrestato con un’ordinanza del Tribunale di Palermo, senza la concessione di alcuno sconto e anzi con l’aggravante del «pericolo di fuga» essendo in procinto di ritornare nella capitale.
La Corte Suprema ha convalidato l’arresto per violenza sessuale nei confronti del giovane indagato per il reato punito dall’ art. 609 bis c.p.
Esigenze cautelari e tentata difesa
I giudici con l’ermellino hanno respinto qualunque difesa, compresa l’argomentazione in base alla quale l’erotismo al piede non costituirebbe «atto sessuale nè condotta tale da richiedere le esigenze cautelari tanto più che il pene era “accidentalmente” uscito dal costume».
La Cassazione ha respinto la difesa e ha concordato con il Tribunale circa la concreta sussistenza delle esigenze cautelari e il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie desumibile dalla condotta concretamente realizzata e dalla personalità dell’ agente, particolarmente abile nell’avvicinarsi alla ragazza e approfittarne, oltre che incapace di reprimere i propri istinti sessuali.
Alle origini del cane domestico
febbraio 24th, 2010
Una versione del gene IGF1 caratteristica dei cani di piccola taglia è strettamente correlata a quella che si trova nel lupi del Medio Oriente.
I cani domestici di piccola taglia, con tutta probabilità, hanno avuto origine in Medio Oriente oltre 12.000 anni fa. Lo scrivono gli autori di un articolo pubblicato sulla rivista ad accesso pubblico BMC Biology nel quale hanno ricostruito la storia evolutiva del gene IGF1, uno dei principali determinanti della taglia dell’animale.
Per arrivare a questa conclusione Melissa Gray e Robert Wayne, dell’Università della California a Los Angeles, e collaboratori hanno esaminato un ampio numero di esemplari delle popolazioni di lupo (Canis lupus).
Si sa che l’antenato comune di tutte le razze del cane domestico è il lupo, tuttavia l’estrema variabilità fenotipica della specie e diversi dati di genetica molecolare portano a ritenere che vi siano stati numerosi eventi distinti di domesticazione e di incrocio fra cane domestico e lupo, al punto che l’epoca e il luogo d’origine del cane presentano ancora molti aspetti non chiariti.
Gli studi di sequenziamento del DNA mitocondriale suggerirebbero per esempio un’origine estremo-orientale in un’epoca compresa fra i 5000 e i 16.000 anni fa. Per contro, dati archeologici di epoca ancora precedente indicano come possibili aree di origine il Medio Oriente, la Russia occidentale e l’Europa.
“La mutazione per un corpo di piccola taglia risale alla domesticazione del cane. Tuttavia, dato che tutti i piccoli cani possiedono questa variante di IGF1, è probabile che essa sia sorta nelle fasi iniziali di questa storia. I nostri risultati mostrano che la versione del gene IGF1 che si rinviene nei cani di piccola taglia è strettamente correlata a quella che si trova nel lupi del Medio Oriente ed è consistente con una antica origine in questa regione”, osserva Melissa Gray.
Precedenti scavi archeologici condotti in Medio Oriente avevano portato alla luce resti di cani di piccola taglia risalenti a 12.000 anni fa. In alcuni siti del Belgio, della Germania e della Russia orientale sono stati trovati reperti ancora più antichi, risalenti a periodi compresi fra i 13.000 e addirittura i 31.000 anni fa, ma in questo caso si trattava di resti appartenuti ad animali di grossa taglia.
La riduzione della taglia è una caratteristica comune nelle specie domesticate e il fenomeno riguarda molti altri animali, compresi suini, bovini e capre. “Una piccola taglia doveva essere un tratto desiderabile nelle nascenti società agricole in cui si aveva una coabitazione sempre più stretta, e nelle quali i cani vivevano in parte nelle case o in spazi comunque confinati”, ha osservato la Gray.
Polo Sud, un tesoro nel lago sepolto dai ghiacci
febbraio 24th, 2010
Entra nella fase cruciale la missione di esplorazione del Vostok, il più grande dei laghi subglaciali conosciuti. Un ecosistema unico, intatto da almeno 30 milioni di anni, ma raggiungibile solo grazie a raffinatissime tecnologie.
MOSCA – C’è un mondo sommerso tutto da scoprire in fondo ai ghiacci del Polo Sud. Microorganismi e forse vegetazioni mai conosciute, che rimangono nascosti al resto del pianeta da almeno 30 milioni di anni. Il lago di Vostok, il più grande lago subglaciale conosciuto, si trova nel cuore dell’Antartide. Per chi volesse divertirsi a cercarlo sull’atlante, le coordinate sono 78°27’51.92″S e 106°50’14.38″E.
Ha più o meno le dimensioni dei grandi laghi degli Stati Uniti come l’Ontario che gli somiglia anche come forma. Ricopre un’area di 14mila chilometri quadrati è ha una profondità media di 344metri. Al centro vi sarebbe anche una piccola isola, che rende ancora più affascinante il mistero del lago sepolto. Il problema è che Vostok si trova a circa quattro chilometri di profondità sepolto dalle montagne di ghiaccio che si sono accumulate nel corso del tempo con lunghi inverni in cui la temperatura scende oltre i 60 sotto zero (punta record -82) e brevi estati in cui la colonnina del termometro non sale comunque mai sopra ai -30. La sua acqua dolce è rimasta allo stato liquido grazie alla pressione del ghiaccio che la sovrasta e che mantiene la sua temperatura sempre nei dintorni dello zero.
Gli scienziati della base russa, che da anni stanno cercando il modo di raggiungere e studiare le acque incontaminate di Vostok, hanno finalmente annunciato di essere a un passo dal compiere la loro missione. “Entro fine anno – afferma via telefono satellitare il capo delegazione Valerij Lukin – riusciremo a prelevare i primi campioni e daremo il via all’esplorazione più dettagliata”. Le tecnologie sviluppate in anni di ricerca con altri esperti americani e britannici consentirebbero infatti di mantenere le acque di Vostok sterili senza turbarne l’equilibrio naturale. Vostok , che in russo significa Est, è da tempo un’ossessione per la delegazione inviata da Mosca a esplorare i segreti dell’Antartico ma anche per tutti gli altri scienziati delle 45 basi internazionali dislocate al Polo sud.
Scoperto nel 1974 e misurato solo nel ’96 grazie a tecniche di indagine radar e con l’elaborazione sistematica di dati sismici, è stato a lungo ritenuto irraggiungibile. Le trivelle russe hanno per la verità scavato a lungo nel cuore di ghiaccio del pianeta fino a raggiungere nel 2008 una profondità di 3677 metri. A quel punto si sono accorti che il lago era ancora troppo più profondo e che la conformazione del ghiaccio che lo ricopriva non avrebbe garantito le condizioni di sterilità necessarie. Hanno dunque ricominciato da un’altra postazione e hanno scavato nuovamente, fermandosi pochi mesi fa alla profondità di 3650 metri. Tutti gli strumenti e i rilievi eseguiti confermano che tra le trivelle e le acque nascoste c’è ormai solamente una crosta di ghiaccio di non più di cento metri.
Adesso comincia la parte più delicata ed eccitante per la pattuglia di scienziati delle nevi. Bisognerà collocare gli strumenti e lavorare di fino per ultimare la trivellazione senza far crollare il “coperchio” che custodisce il lago di Vostok. E bisogna fare in fretta perché le temperature resteranno accettabili (circa -40) solo per poche settimane. Già a metà marzo il gelo obbligherà gli esploratori a fermarsi e attendere novembre per togliere l’ultimo tappo e guardare finalmente dentro a uno scrigno preistorico custodito nel freddo da prima che la Storia cominciasse.
Uganda: a Kampala si marcia al grido di “Uccidete i gay”
febbraio 22nd, 2010
Andrew Waiswa, attivista dell’organizzazione Rainbow Uganda, il 15 febbraio scorso ha pubblicato un post sui seguaci del “Malvagio Pastore Ssempa” di Kampala. Di seguito un breve stralcio, mentre su Facebook è disponibile un video della manifestazione.“Mentre scrivo, si sta tenendo un’enorme manifestazione nel centro della città di Jinja. Sto seguendo la situazione da Kampala per raccontarla con precisione. Sono anche riuscito a reperire immagini e filmati. L’evento è organizzato dal Malvagio Pastore Ssempa, che ha chiamato a raccolta delinquenti e omofobi … di tutta la città. I manifestanti hanno sfilato esponendo diversi striscioni e cartelli che incitavano ad uccidere i GAY.” È evidente l’effetto devastante di una proposta di legge che deve ancora essere discussa in sede parlamentare. Invito i miei lettori a sostenere questi coraggiosi attivisti in Uganda, in ogni modo e dovunque vi troviate.”
Rainbow Uganda (attiva su Facebook) è un’organizzazione per la società civile e i diritti umani , fautrice di campagne legate a genitori di ragazzi e ragazze omosessuali, rabbini, prelati, terapisti, scrittori, operatori ed assistenti sociali impegnati nell’educazione sessuale e nella sensibilizzazione su temi quali l’AIDS, l’oppressione e la diversità, studenti e docenti di scuola superiore, attivisti gay, lesbiche e bisessuali.
Questo il loro appello: “Dovunque siate – vi preghiamo di fare tutto il possibile, a livello locale e internazionale, per FERMARE QUESTA CAMPAGNA D’ODIO. Un odio che non riguarda solo l’Uganda o la comunità LGBTI (lesbian, gay, bisexual, transgender, intersex).”
Nel vicino Kenya, infatti, lo scorso fine settimana una folla inferocita ha assalito la cerimonia di un matrimonio gay. Questi attacchi alla comunità LGBTI in Kenya sono organizzati come sempre da autorità religiose – musulmane e cristiane (tra cui il Vescovo Lawrence Chai della Libera Chiesa Apostolica del Kenya e Sheikh Ali Hussein della Moschea Answar Sunna), e credo che non sia una semplice coincidenza se questa ondata di intolleranza omofoba vada interessando Kenya e Uganda contemporaneamente.
[La situazione per la comunità omosessuale ugandese è sempre stata molto difficile e rischiosa, e una nuova proposta di legge prevede l'inasprimento delle pene per il 'reato' di omosessualità, inclusa la pena di morte. Qui ulteriori immagini e video sulle proteste in corso.]
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Post originale: “Kill gay people” march through Kampala. Tratto da Black Looks: una decina di autori di vari Paesi africani affrontano temi di politica, cultura e attualità basati sulle realtà del Terzo Mondo.
In India violenze per ritratto blasfemo Cristo: 2 chiese bruciate
febbraio 22nd, 2010
Preti aggrediti, alcuni cristiani arrestati, coprifuoco in Punjab.
Due chiese date alle fiamme, attacchi contro i cristiani locali e la proclamazione del coprifuoco in alcune zone dello Stato del Punjab: è il bilancio delle violenze anticristiane scoppiate nel Nord dell’India a seguito di un ritratto di Gesù Cristo su un testo scolastico da subito giudicato blasfemo dalle comunità cristiane, che hanno cercato di protestare. Secondo l’agenzia vaticana Fides il ritratto – che mostra Cristo con in una mano una sigaretta e nell’altra una bottiglia di birra, e lo qualifica come ‘idolo’ – è stato esposto per le vie della città di Jalandhar. I cristiani hanno protestato pacificamente, chiedendo alle autorità che le immagini fossero rimosse. Nella città di Batala giovani cristiani hanno cercato di togliere manifesti presenti in un mercato, ma estremisti indù hanno cercato di fermarli: la situazione è degenerata quando induisti radicali di gruppi come ‘Bajrang Dal’ e ‘Shiv Sena’ si sono armati e hanno incitato alla violenza contro i cristiani. Fides riferisce che due chiese protestanti (della ‘Chiesa dell’India del Nord’ e dell”Esercito della Salvezza’) sono state attaccate, incendiate e rase al suolo. I pastori che ne erano responsabili sono stati aggrediti e percossi e le loro case saccheggiate. La polizia ha arrestato cristiani accusati di essere coinvolti nella violenza sono stati fermati, e le autorità locali hanno decretato un coprifuoco ma la situazione resta molto tesa, notano fonti citate da Fides.
Il bambino con sette arti e due peni vuole operarsi
febbraio 22nd, 2010
Per alcuni, nel suo remoto villaggio indiano, è una versione vivente della Dea indiana Lakshmi e adorato come santo.
Per altri, Kumar Paswan di otto anni è un mostro, e va lapidato a vista, per tale motivo è costretto a nascondere il suo sorprendente stato di salute.
Ma il giovane vuole è essere normale e ha lanciato un appello per racimolare le migliaia di sterline necessarie per un intervento chirurgico, per rimuovere il suo gemello parassita.
Il gemello, non si è sviluppato completamente mentre era nel grembo materno, e non si è separato da Kumar che adesso ha sette arti e due peni.
“Quando è nato, i medici dissero, che non sarebbe sopravvissuto a lungo, ma lui è qui e, a parte il suo aspetto è sanissimo”, ha detto suo padre Veeresh Paswan, residente a Bihar, India orientale.
“Sono stanco di essere diverso. Voglio solo vivere normalmente”, ha aggiunto il ragazzo.
Fonte
Guarda la galleria Incredibile World
Una curiosa salita in discesa
febbraio 22nd, 2010
Ad Ariccia, a sud est di Roma, nella zona dei castelli conosciuta per le sue origini vulcaniche, un anonimo tratto della statale che collega il lago di Albano a Nemi, sembra sfidare le leggi della gravità.
In questo luogo apparentemente normale, in effetti si registra da sempre un fenomeno quantomeno curioso se non misterioso: si tratta di un tratto di strada provinciale che collega la localita’ Ariccia a Genzano(?) dove si nota una pendenza del manto stradale, dirigendosi da Ariccia verso Monte Cavo, in discesa mentre ogni oggetto, dai corpi liquidi alle persone alle auto si comporta come se si trovasse in una salita.
Questo insolito comportamento ha nel tempo alimentato varie ipotesi di spiegazione: la piu’ accreditata da coloro che sostengono la presenza di qualcosa di “strano”e’ che in quel posto vi sia una “discontinuita’ del campo gravitazionale “dovuta alla estrema vicinanza di ben tre ex vulcani due dei quali ora sono laghi.
E’interessante evidenziare il fatto che tale fenomeno non e’ un caso isolato in quanto esistono altri luoghi nel pianeta con le stesse caratteristiche geologiche e comportamentali. La scienza ha da sempre invece teso a banalizzare l’insolito effetto con la spiegazione dell’illusione ottica.
Secondo questa versione quando ci si trova su quel tratto stradale si percorre in realta’ una pendenza contraria a quella percepita dall’occhio per cui se gli oggetti avanzano stranamente in salita anziche’rotolare cio’ e’ dovuto al fatto che mentre l’occhio percepisce ad esempio una salita ci troviamo in realta’ in una discesa perche’ in effetti la strada va in discesa.
La scienza “ortodossa” ha piu’ volte liquidato il problema dimostrando che si tratta di un’illusione ottica perche’ misurando la pendenza con una semplice livella ad acqua, si rilevava una inclinazione del pendio opposta a quella apparentemente percepita dall’occhio.
La misurazione in effetti sembrava confermare tale ipotesi e smentiva coloro che affermavano che in quel posto si cela un fenomeno strano anche se spiegabile, come e’ stato gia’ detto, con una teorie scientifica. Una giusta obiezione e’ stata mossa a questo metodo in quanto se davvero su quel tratto di strada esiste un qualcosa che puo’ influenzare il comportamento dei corpi che sopra vi giacciono, anche la livella ne risentirebbe.
Rifiutando, quindi, di aderire ad una sperimentazione scientifica che ha come primo scopo quello di screditare ogni fenomeno della natura che non trovando apparentemente una spiegazione plausibile va comunque confinato tra le cose non meritevoli di approfondimento. La sperimentazione e’ stata supportata dall’utilizzo di alcuni semplici strumenti che potessero aiutarci nel capire meglio cosa accade: due altimetri (uno elettronico e uno meccanico) una livella a bolla una bussola, una bottiglia con dell’acqua, …e una videocamera per documentare il tutto e raccogliere le impressioni.
Si e’ ritenuto opportuno procedere in questo modo: effettuare alcuni rilevamenti (quattro per la precisione) nei punti piu’ critici, ossia all’inizio e alla fine della presunta salita-discesa e in due punti intermedi.
La prima impressione appena giunti sul posto e’ stata quella, unanime, di senso di smarrimento legata ad una sorta di instabillita’ fisica e in un certo senso anche di precarieta’psichica in quanto ci si sentiva tutti quanti un po’ “strani”.
Prendendo come punto di riferimento il Monte Cavo (sud-est) e guardando in questa direzione si ha immediatamente e nettamente l’impressione apparentemente inconfutabile che ci si trovi su una discesa (ovviamente su una salita per chi viene dall’altra direzione). Tanto sembra evidente questa realta’ che ci sembra impossibile credere all’affermazioni della scienza che smentisce categoricamente questa possibiita’.
Guardando nella direzione opposta, cioe’ verso qualla che sembra una salita, si possono infatti osservare, fissando lo sguardo sul punto piu’ alto,le automobili giungere da questa direzione come fossero sul culmine di una salita e da qui’ iniziare una ripida discesa. Percependo questi valori in modo cosi’ netto ci sentiamo abbastanza sconvolti appurando che, sempre rivolti verso il culmine della salita, i corpi apppoggiati sulla strada si comportano in modo contrario, cioe’tendono a salire verso l’apice della salita anziche’ scendere verso, diciamo cosi’, valle. Le automobili, ad esempio, posizionate con il cambio in folle, risalgono da sole verso la salita, l’acqua versata sul manto stradale, dopo essersi divisa in due rigagnoli che seguono l’andamento a dorso di mulo della carreggiata, intraprende anch’essa la direzione verso il culmine della salita, ecc.
La prima sorpresa la riceviamo quando notiamo una decisa discrepanza tra i valori registrati con i due altimetri: quello elettronico, del cui ottimo funzionamento eravamo certi, segnalava un graduale aumento dei valori verso quella che sembrava il culmine della salita (confermando quindi sia la percezione visiva e cioe’ che quella che stavamo osservando in quel momento era in effetti una salita, sia, percio’,la stranezza del fenomeno relativa al comportamento degli oggetti che sfidano le leggi della fisica; quello meccanico, invece, (probabilmente meno influenzabile da forze esterne) segnalava valori opposti, ossia decrescenti, dimostrando la realta’ dell’illusione ottica perche’ in questo caso guardando la salita ci trovavamo invece su una discesa dando quindi una spiegazione plausibile all’anomalo comportamento dei corpi posti sulla strada. Come era possibile tutto cio’, quale era la verita’?
La livella a bolla aveva rilevato all’inizio, (quindi guardando Monte Cavo, ossia verso l’apparente punto piu’ basso della discesa) un valore che confermava la percezione visiva della discesa, ma in seguito i valori si sono progressivamente invertiti dando ragione all’effetto ottico.
A questo proposito bisogna pero’ segnalare l’irregolarita’ del fondo stradale che puo’ tranquillamente trarre in inganno lo strumento.
Ritenevamo quindi piu’ opportuno “fidarsi” dell’altimetro, ma non sapevamo piu’ che pesci prendere dato i contrastanti risultati ai quali eravamo giunti.
Un fenomeno assai strano che merita di essere messo in evidenza e’ stato l’anomalo comportamento dell’altimetro elettronico in un particolare punto, in prossimita’ di quella che ritenevamo fosse il punto piu’ alto della salita (direzione opposta a Monte Cavo): qui’ lo strumento, contrariamente agli altri rilevamenti caratterizzati da una notevole stabilita’, e’ letteralmente impazzito in quanto oscillava continuamente con una enorme escursione di valori. Perche’, ci siamo chiesti solo in questo punto? Se poi aggiungiamo che sempre solo in quel preciso punto anche la videocamera ha iniziato ad avere un comportamento strano mai notato prima, dovuto alla difficolta’ di messa a fuoco (automatica) il mistero si infittisce.
Abbiamo rilevato in seguito da un altro sperimentatore che anche a lui e’ capitato, con grande stupore, lo stesso identico fenomeno dell’altimetro impazzito.
Come riprova abbiamo provato a vedere cosa succedeva spostandoci nella corsia opposta ribaltando quindi la sensazione visiva per verificare se anche gli strumenti facevano la stessa cosa.
Con grande stupore abbiamo riscontrato che alla conferma da parte delle misurazioni che si era in presenza di un effetto ottico, seguiva invece una notevole amplificazione delle sensazioni fisiche e mentali che avevamo gia’ colto dall’altra parte.
Qui’ si notavano con maggiore evidenza i classici sintomi del comportamento anomalo degli oggetti (in particolar modo impressionante era vedere un pullman turistico letteralmente trascinato, con motore spento, verso la salita e la mia automobile fare lo stesso senza nessuno alla guida.
Ma la cosa strana era la comune percezione di precarieta’, instabili, una sensazione niente affatto spiacevole, ma vi assicuro strana.
Suggestione?! puo’ darsi, ma non credo…e poi perche’ una cosi’ differenza da una corsia all’altra?
Accettando pure la teoria del fenomeno ottico, rimane pero’ un altro mistero che non siamo riusciti a svelare: guardandosi intorno abbiamo notato che non esistono assolutamente parametri, punti di riferimento tali da poter trarre in inganno il cervello. Non esiste un orizzonte non ci sono pianure, edifici o qualsiasi cosa l’occhio di solito usa per traguardare le pendenze.
Si ha solo una fitta vegetazione che costeggia la strada e null’altro, per cui la conclusione o meglio l’inquietante interrogativo a cui siamo giunti e’ dove il cervello pesca i dati per comunicarci l’illusione ottica?
Anche se non si e’ riuscito a mettere un punto definitivo a favore di una tesi o dell’altra, e’ rimasta in noi la netta sensazione che li’ c’e’ qualcosa che non torna con la normale percezione della realta’.
Non lo possiamo affermare con certezza ma se da una parte la teoria che il luogo in questione e’ situato nell’intersecazione di tre grandi aree vulcaniche e con cio’ subisce l’influenza di queste masse energetiche non puo’ essere confermata totalmente in quanto non abbiamo rilevato in proposito comportamenti strani della bussola, dall’altra liquidare la faccenda con la questione dell’illusione ottica come ha fatto la scienza uficiale, ci sembra banale e limitante perche’ come abbiamo visto ci sono cose che sembrano non trovare una spiegazione esauriente.
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Oggi segnaliamo una galleria di immagini animate simpaticissime
febbraio 22nd, 2010
Tantissime altre cliccando sul link successivo.
Fonte
Gruppo shock su Facebook: tiro a bersaglio contro bimbi Down
febbraio 21st, 2010
Facebook ancora sotto l’occhio del ciclone a causa di un gruppo, con oltre 800 membri, che si intitola “Deridiamo i bambini Down”. Sul sito la foto di un bel bimbo che ha le caratteristiche della malattia sulla cui fronte è scritto ‘scemo’. “E’ l’unica fine che meritano questi parassiti”, si legge nella didascalia sotto la foto. La ‘motivazione’ del gruppo riportata sulla pagina di Facebook recita: “E’ così difficile da accettare questa malattia… perchè dovremmo con vivere con questi ingnobili creature… con questi stupidi esseri buoni a nulla? I bambini down sono solo un peso per la nostra società. Dunque cosa fare per risolvere il problema? Come liberarci di queste creature in maniera civile? Ebbene sì signori… io ho trovato la soluzione: essa consiste nell’usare questi esseri come bersagli, mobili o fissi, nei poligoni di tiro al bersaglio. Una soluzione facile e divertente per liberarci di queste immonde creature”. Il popolo della rete, però, si sta già mobilitando e un gruppo, nato appena ieri ma che ha già quasi 10mila membri, e altri stanno nascendo proprio in questi minuti, lancia una petizione per fare chiudere il gruppo “Deridiamo i bambini Down” sottolineando: “I bambini down sono persone normali come tutte le altre, sono speciali, è incredibile quanto siano bastarde ste persone che creano questi gruppi”.
Cane calpestato, aggiornamento
febbraio 21st, 2010
ALLORA PREMETTO CHE …io sono stato il primo a segnalare questo video insieme ad altri,non meno deprecabili…ma non adesso…bensi’ a Luglio,come si puo vedere a questo link:
http://www.facebook.com/group.php?v=app_2373072738&ref=ts&gid=37132019191#!/topic.php?uid=37132019191&topic=10170
(i video che corrispondono ai link all interno del post non sono piu di maltrattamento animali ma mi segnalano che sono stati sostituiti da video XXX…avvertendovi mi libero da ogni responsabilità nel caso decideste lo stesso di visionarli)
Il sito dove originalmente stava il video,era denominato FUCKINGSHOCKING(come si può vedere in sovraimpressione nel video)lo avevamo fatto chiudere con le nostre segalazioni all Interpol..ora sta a questo indirizzo:
http://www.yourfilehost.com/media.php?cat=video&file=hahahaahh.wmv
Il video appartiene al genere cosidetto crushing in cui dei malati di mente calpestano animali fino alla morte…questi video vengono girati per il semplice motivo che ci sono altri malati di mente che si ecciterebbero a vedere queste cose vergognose…questo video stesso gira gia da tempo…da anni e non è l unico purtroppo,vi faccio un esempio CHE SCONSIGLIO CALDAMENTE ALLE PERSONE SENSIBILI,se andate a questo link potete vedere foto di crudelta dello stesso genere, cruente, quanto se non di piu, del video del cuccioletto seviziato:
http://images.google.it/imgres?imgurl=http://image2.sina.com.cn/bj/upload/38/102/20060302/356/71367/71370.jpg&imgrefurl=http://lairdkeir.spaces.live.com/blog/cns!81C2730497AD62BA!1048.entry&usg=__FDYikPdPBEGLBeu6kRWgD4aGz4I=&h=288&w=352&sz=68&hl=it&start=11&itbs=1&tbnid=_zeRnxS44P2b7M:&tbnh=98&tbnw=120&prev=/images%3Fq%3Dcrushing%2Banimals%26hl%3Dit%26tbs%3Dis
IL VIDEO DELLE DUE RAGAZZE CHE SEVIZIANO IL CUCCIOLO a Lugio 2009 quindi era gia stato realizzato ed era stato caricato in quel sito da parecchio tempo(se non ricordo male nel 2007)…tenetelo presente.
ATTENZIONE ora leggete la risposta del presidente AIDAA alla domanda fatta da Monica…
RICEVO E INOLTRO: Monica Rubbio 18 febbraio alle ore 15.26
Anche a voi giro le info ricevute oggi dal presidente dell’Aidaa che si sta occupando del caso, BUONE NOTIZIE:
La MAIL DI MONICA
da Monica *************** <*******@gmail.com>
apresidenza.aidaa@libero.it
data17 febbraio 2010 21.32
oggetto – cagnolino seviziato
proveniente dagmail.com
Buonasera,
so che vi siente interessati al caso (orribile) del cagnolino seviziato da due donne all’apparenza asiatiche, risultate, come da articolo di leggo) italiane residenti a milano, ci sono molte persone che voglio sapere che fine ha fatto il cagnolino, da video purroppo credo già di avere la risposta, ma la speranza è l’ultima a morire.
Vorrei anche avere notizie, al fine di condividerle con altri amici che si adoperano e sacrificano per il benessere animale, sull’andamento della denuncia, le 2 donne e gli altri responsabili sono stati arrestatei?
Grata di un vostro cortese riscontro,porgo i miei più cordiali saluti
–
Monica(FB)
______________________________________
La RISPOSTA DEL PRESIDENTE AIDAA
da presidenza.aidaa@libero.it <presidenza.aidaa@libero.it>
rispondi a”presidenza.aidaa@libero.it” <presidenza.aidaa@libero.it>
*******@gmail.com
data18 febbraio 2010 14.56
oggettoRE:cagnolino seviziato
proveniente dalibero.it
il cane è stato riconsegnato al proprietario e compatibilmente ai maltrattamenti subiti sta bene. in merito alla denuncia prima devo essere sentito dalla procura della repubblica e poi vi daro tutte le info possibili.
lorenzo croce presidente nazionale aidaa
_________________________________________
l ULTERIORE RISPOSTA DI MONICA
da Monica *************** <*******@gmail.com>
a”presidenza.aidaa@libero.it” <presidenza.aidaa@libero.it>
data18 febbraio 2010 15.20
oggettoRe:cagnolino seviziato
proveniente dagmail.com
nascondi dettagli 15.20 (5 minuti fa)
La ringrazio immensamente per la celere risposta, e soprattutto per la buona notizia sul cane, spero davvero che il piccolo possa riprendere una vita normale e degna, le giuro che è stata davvero dura riuscire a guardare tutto il video, ed ho sinceramente pensato che fosse morto.
Io come molti altri animalisti, rimarremo in attesa di sue info, nella speranza che la giusta punizione per questi esseri ignobili arrivi presto.
La ringrazio ancora e le auguro una buona giornata
Monica
________________________________
Una risposta del presidente AIDAA che mi lascia davvero perplesso
a parte che nel video si evince che il cucciolo è oggettivamente morto
…dal periodo in cui è stato girato il video almeno sarebbe dovuto essere cresciuto tanto da diventare un cane fisicamente adulto…non capisco il perchè di questa risposta, visto che non sono nemmeno informati sul fatto che il video gira da anni e facendo credere che il cagnolino sia stato liberato adesso e che stia bene e le ragazze identificate e denunciate a Milano come potete vedere anche nell’articolo
Video shock di due presumibili troie che uccidono un cane calpestandolo
..sono davvero senza parole
altri dubbi li trovate in questa nota di Stefano Ercolino: http://www.facebook.com/note.php?note_id=309808554341&comments=
da cui ho tratto questi aggiornamenti:
” Mi stanno pervenendo delle notizie in cui si dice che per ERRORE è stato linkato il video delle 2 asiatiche alla notizia delle 2 milanesi in quanto NON vi era al momento materiale video inerente; quindi la notizia dicono dovrebbe essere vera, e dovrebbe esistere anche un video inerente, il quale ho richiesto che venga divulgato per poter essere visionato in modo da accertarne la reale attendibilità con la notizia pubblicata !
Dunque la notizia delle 2 donne milanesi da quanto mi è stato riferito, a dire di un certo Sig.re Lorenzo Croce dell’AIDAA, sembrerebbe essere vera, ma ho ancora i miei dubbi. Ecco cosa mi è stato riferito inerentemente al colloquio effettuato stamattina con il Sig.re Croce da parte di una persona che dice di averci parlato direttamente subito dopo che si è divulgata la mia Nota su ciò che ho scoperto indagando:
“Oggi pomeriggio ho avuto una lunga ed illuminante conversazione con il signor Lorenzo Croce, presidente dell’Aidaa, associazione Italiana per la difesa di Animali ed Ambiente, il quale non potendomi riferire completamente tutta la faccenda a causa delle indagini ancora in atto, ha potuto comunque rassicurarmi sul fatto che per quanto riguarda il video delle due donne asiatiche già pende una denuncia su di loro da ben due anni, il video infatti sarebbe cosa vecchia….come del resto già si era scoperto stamani grazie al risultato delle indagini personali del Sig.re Stefano Ercolino.
In più si è ricevuta ulteriore conferma del fatto che il caso delle due donne milanesi sia un caso differente da quello, e che anche in questo caso pende una denuncia, ma al contrario di quanto sostenuto nell’articolo al sito www.leggo.it, e da cui abbiamo preso spunto, ancora nessuno sarebbe stato arrestato, si sà solo che una delle due donne faceva regolarmente la Dog Sitter e che il cane maltrattato sia vivo e vegeto ed il suo padrone che per primo si è rivolto all’Aidaa vuole giustizia. Il signor Croce dice tuttavia di essere estraneo all’articolo del quotidiano Leggo, ma di capire il perchè si sia creata una tale incomprensione….e cioè a causa del fatto che gli esperti dell’Aidaa stessi hanno voluto “mescolare un pò le carte” per attirare allo scoperto i veri responsabili del video che noi non abbiamo visionato riguardante la violenza subita da un cane da parte di due donne a Milano. L’articolo in questione sarebbe dunque stato accompagnato da un video vecchio già nell’archivio delle denunce dell’Aidaa per confondere le acque! Che dire? Lasciamo agire gli esperti, l’importante è sapere che tutto verrà denunciato e punito nella maniera più corretta!”
Che dire… io noto ulteriori incongruenze in queste resoconto, e lo dico sempre per deformazione professionale. Ho l’impressione che chi ha scritto quell’articolo si stia “arrampicando sugli specchi”. Non a caso questo presunto video delle 2 milanesi ancora non si vede e non si sà se realmente esiste, ed i metodi descritti usati per “mescolare le carte ed attirare allo scoperto i veri responsabili del video delle 2 milanesi” si contraddicono da soli… e suonano tanto come una giustificazione forzata e priva di senso logico, in quanto se si deve tentare di far venire allo scoperto qualcuno per un video vuol dire che questo video comunque è stato divulgato o perlomeno reso noto… ma DOVE se non sul web ???
E sul web non vi è traccia di questo video decantato, e vi pare che se realmente ci fosse stato non sarebbe venuto a galla come ogni altro video esistente sul web che mostra atrocità inferte sui poveri ed innocenti animali ???
Ed oltretutto le tecniche che si usano per far uscire allo scoperto “un qualcuno” non sono di certo quelle che sono state raccontate !
Forse questa vicenda si è svolta IN PRIVATO ???
Ed anche se così fosse, perchè usare un video che non ha nulla che vedere con la vicenda ?
Oltretutto un video che gira da anni sul web… di cui prima o poi qualcuno se ne sarebbe accorto… ed infatti !!!
Forse è stato solo per fare NOTIZIA ???
Troppi conti che non tornano e che aumentano le incongruenze di questa fantomatica vicenda !
Staremo a vedere se uscirà fuori questo presunto video riguardante queste presunte 2 milanesi, di cui anche già la stessa storia è molto disordinata, ed al momento priva di ogni riscontro e/o dimostranza.”
vi invito a trarre le vostre conclusioni….Max Inturri
p.s.a scanso di equivoci in questa nota non si vuole criticare nessuno,è solo la mia risposta alle centinaia di persone che mi scrivono per avere informazioni da me riguardo al fatto che l AIDAA ha detto che le donne cinesi siano state rintracciate e il cane salvato… una sola cosa è certa,che la risposta dell AIDAA non è e non potrebbe essere sicuramente riferibile a questo video.
Cina Catturato un pesce mai visto prima in un lago di montagna
febbraio 21st, 2010
Cina – Gli abitanti del villaggio hanno catturato alcuni pesci, mai visti prima, da un lago posto in una grotta di montagna, a 1.000 m di profondità.
Esperti biologi, non sono stati in grado di identificare i pesci catturati nella grotta, vicino al villaggio di Daluo, a Bama contea della provincia meridionale cinese di Guangxi.
Le acque del lago si dice abbiano qualità terapeutiche, allungando la longevità negli abitanti della regione, che ha la più alta quota di centenari.
I pesci hanno un muso come l’anatra, con la bocca piatta e le labbra rosse, lunghe, e sottile ‘baffi’,con gli occhi vicino alla bocca.
Il capo del villaggio, Li Zuneng, ha detto che i locali avevano in precedenza sentito parlare, dai membri più anziani del villaggio, dello strano pesce.
Tuttavia, dato che nessuno delle generazioni più giovani li aveva mai visti prima, molti li consideravano come una “favola”.
Si sono dovuti ricredere quando un certo numero di pesci sono stati catturati nel profondo della grotta, conosciuta come Yuan Fu Dong, che significa ‘Cave of Fortune’.
Dei campioni sono stati inviati agli istituti provinciali per l’ispezione alla contea di Bama e Guangxi, ma nessuno degli esperti ha saputo indicare di che specie fossero.
Nella remota zona di montagna, in un censimento del 2000 furono registrati 74 centenari, su una popolazione totale di 238.000 individui.
Che equivale a più di 30 ogni 100.000 persone – ben al di sopra dello standard internazionale di 25, come riconosciuto dalla Società Internazionale di Medicina Naturale.






























































